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Visual Performance for:

Koinè 2011

Direttore artistico, Ivan Fedele

2° concerto

11 Febbraio ore 21Teatro Dal Verme

Koinè presenta il primo concerto di Sentieri Selvaggi, ensemble “in residence” per il 2011, guidato dalla bacchetta estroversa ed esigente di Carlo Boccadoro. Il programma del 11 febbraio si concentra su compositori italiani, dall’indimenticabile Franco Donatoni ai rappresentanti delle generazioni più giovani. Un’ulteriore dimostrazione della fecondità e varietà di stili della nostra nuova musica, nell’interpretazione fresca e spregiudicata di uno degli ensemble più interessanti del panorama mondiale, rigorosamente amplificato! E, ancora una volta, con la complicità di NABA, potremo “vedere” ciò che l’udito non può farci sentire…

Carlo BoccadoroZingiber

Franco Donatoni, Arpége

Mauro Montalbetti, Brightness

Giovanni Verrando, Dulle Griet

Francesco Antonioni, Macchine inutili

Michele Dall’Ongaro, Ad libitum (versione completa – prima assoluta)

Filippo Del Corno, Dogma#6

 

Ensemble Sentieri Selvaggi

Paola Fre – flauto

Mirco Ghirardini – clarinetto

Andrea Dulbecco – vibrafono e percussioni

Andrea Rebaudengo – pianoforte

Piercarlo Sacco – violino

Aya Shimura – violoncello

 

Direttore - Carlo Boccadoro

Concezione e regia delle immagini: Andrew Quinn

In collaborazione con la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano)

 

Note degli Autori

 

Francesco Antonioni

Macchine inutili

Di solito lo scopo di una macchina, di un meccanismo elementare o complesso, è quello di essere un mezzo per semplificare qualcosa: la leva, l’automobile, gli elettrodomestici sono delle macchine semplici oppure molto complicate che ci semplificano la vita. Qualche volta accade che le macchine perdano quasi del tutto di vista il loro scopo e diventino in sé oggetti di grande interesse, come succede alle automobili d’epoca, o ai computer, trattati addirittura come persone umane, e dunque protetti da malattie, virus o da rischi di morte.

Progettare invece marchingegni di nessuna utilità pratica, elaborati, e tuttavia senza scopo, è una mansione che, per quanto possa essere per alcuni divertente, sembra priva di senso, e secondo la maggior parte delle persone, rasenta l’assurdo. Solo la bellezza dell’invenzione, da sempre giudicata inutile da chi pensa solo all’atto pratico, può riscattare il suo ideatore dalla accusa di star sprecando il proprio e l’altrui tempo.

Le Macchine inutili sono fra le prime opere del designer Bruno Munari (1907-1998), che in un orizzonte allora dominato dal futurismo italiano e dal surrealismo francese, dette questo nome provocatorio ad alcune speciali sculture sospese in movimento, che forse oggi chiameremmo installazioni, eteree ed evanescenti, cronologicamente antecedenti, ma simili a quelle, per la verità più famose, di Alexander Calder.

Più che la loro consistenza quasi impalpabile, il titolo e l’idea retrostante di realizzare complessi marchingegni senza scopo apparente, ha generato il progetto di comporre una serie di trasformazioni di un motivo elementare, su cui giocare continue variazioni, e a cui opporre, per contrarietà quasi necessaria, l’entropia, tendende alla stasi, di lente parabole discendenti.

Francesco Antonioni

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